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Come si diventa detective? La formazione necessaria per esprimere il tuo talento investigativo

Come si diventa detective? Una domanda che viene posta spesso in virtù di una professione che interessa molti provetti Sherlock Holmes. Eppure, come in ogni lavoro che si rispetti, è importante conoscere gli step utili, la carriera, il titolo di studio e soprattutto le competenze da usare sul campo, per riuscire a raggiungere il tuo intento

In che modo? Per scoprirlo abbiamo scelto di aprire una breve panoramica informativa in merito alla formazione di un detective privato: dove e quando studiare? Quanto costa? Quali sono le opportunità di crescita per chi sceglie di vestire i panni di un investigatore moderno? Per scoprirlo, non resta altro da fare che continuare la lettura di questo articolo.

Come si diventa detective: i passaggi utili per conseguire la giusta formazione

Ogni lavoro ha bisogno della corretta legittimazione da parte dello Stato italiano: fiuto e intuito per i misteri non sono sufficienti per renderti un detective privato professionista. La formazione, anche in questo caso, è fondamentale per conoscere le informazioni necessarie con cui agire in accordo alle leggi vigenti, senza finire in guai troppo grossi (come spesso si vede nei film, per intenderci). Innanzitutto, il decreto istituzionale vigente, distingue tra due tipologie di figure professionali:

  • Investigatore privato dipendente: per svolgere il ruolo in questione è necessario essere in possesso di un diploma di scuola media superiore, una certificazione in grado attestare 3 anni di pratica continuativa prezzo un detective titolare di un istituto accreditato e una formazione costante presso tutti i corsi di perfezionamento organizzati dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza;
  • Investigatore privato titolare d’istituto: avrai bisogno di un titolo di Laurea triennale in una di queste facoltà: Psicologia a indirizzo forense, Scienze Politiche, Giurisprudenza, Economia, Sociologia, Scienze dell’Investigazione. Corsi e pratica costanti sono allo stesso tempo fondamentali per gli aggiornamenti di settore.

Detective e agenzia investigativa: quali sono le differenze?

Desideri aprire un’agenzia investigativa per far decollare la tua carriera? Il Dipartimento di Pubblica Sicurezza deve rilasciare una licenza apposita – la quale può essere richiesta alla Prefettura del territorio comunale su cui desideri operare – così da poterti iscrivere alla Camera di Commercio della tua città d’azione.

Molti sono gli aspiranti Sherlock Holmes che si interrogano sulla necessità di una licenza: è davvero indispensabile? Se ne può fare a meno, a seconda del tipo di professione che si svolge sul campo? Lo Stato italiano ha istituito recentemente una quarta figura professionale – non dotata di particolari competenze e/o titoli di studio – che può operare come semplice collaboratore, avendo però a disposizione una ristretta cerchia di azioni investigative da poter svolgere.

Il nostro consiglio è quello di dare priorità a una formazione ad hoc, pensata per garantire tutte le informazioni che il candidato dovrà obbligatoriamente possedere per svelare i misteri nel migliore dei modi! Avrai bisogno di un’ottima preparazione tecnica e fisica, informatica e fotografica. Dovrai apprendere il modo migliore mediante cui impiegare i software tecnologici a tuo vantaggio, riuscendo a gestire elementi probatori che potranno avvalorare le tue scoperte anche in un’alua di tribunale (se necessario).

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Come diventare traduttore? Tutti i suggerimenti per lavorare con le lingue

Come diventare traduttore? In che modo può essere vantaggioso lavorare con le lingue, viaggiando e facendo della tua professione un continuo scambio culturale? Flessibilità e altissima richiesta sono i capisaldi su cui si basa un’attività che ha già appassionato migliaia di studenti (e non solo).

Il vero vantaggio? La possibilità di poter portare a termine i propri compiti ovunque si voglia, usufruendo semplicemente di un laptop e di una buona connessione internet. Esatto: stiamo parlando del telelavoro, meglio noto come smart working. Non soltanto, infatti, i traduttori possono scegliere la carriera da ufficio – ovvero un’occupazione dipendente, magari in un’azienda o nel settore pubblico e amministrativo – ma possono anche decidere di essere liberi professionisti (freelancer) in grado di cogliere al volo le centinaia di opportunità offerte dal digitale: ecco cosa sapere.

Come diventare traduttore? I requisiti indispensabili

Inutile negare che per diventare un traduttore professionista sia necessario avere determinate competenze che possano adattarsi al campo e al settore in cui si viene impiegati. Vuoi essere un traduttore editoriale? Oppure vuoi operare nel campo politico, sociale e umanitario? Qualsiasi siano le tue aspirazioni, non può mancare al tuo bagaglio culturale una conoscenza approfondita delle informazioni grammaticali e sintattiche delle lingue di interesse, magari coadiuvata da una Laurea in Lingue e Letterature Straniere.

In alternativa, puoi scegliere di seguire un percorso di studi in Traduzione, incentrato sulle varie tipologie di software che vengono sfruttate al giorno d’oggi per la gestione delle terminologie settoriali e del project management.

Essere un traduttore: le opportunità di vita all’estero

Intraprendere la carriera del traduttore significa sfruttare a tuo vantaggio la possibilità di crescita culturale mentre sei all’estero: basti pensare alla formula dei viaggi-studio, degli scambi tra Paesi UE, o delle interessanti iniziative europee che possono essere tenute sotto controllo comodamente online.

Fondere le competenze linguistiche alla cultura locale è importante per cogliere a 360 gradi le sfumature di un Paese straniero. Non soltanto potrai crescere e fare esperienza, ma sarai anche in grado di conquistare una vera e propria ciliegina sulla torta da inserire nel tuo Curriculum Vitae.

Sono molte le occasioni mediante cui aprire nuove porte lavorative una volta tornato in Italia. In caso tu sia un libero professionista, invece, puoi scegliere di accettare clienti locali o esteri, lavorando dove e quando preferisci. Infine, attenzione all’aspetto fiscale: sebbene nel nostro Paese non sia necessaria alcuna autorizzazione per diventare traduttore (non esiste alcun albo professionale, così come avviene per psicologi o personale medico), è necessario aprire una partita IVA nel caso tu voglia essere un freelancer, così da versare i contributi statali obbligatori.

Come trovare il primo lavoro da traduttore?

La rivoluzione digitale consente di avere una vasta gamma di opportunità lavorative a portata di click. Le agenzie di traduzione (fisiche oppure online), le commissioni con clienti privati, i portali per liberi professionisti (Fiverr, Frellancer.com, Upwork e così via) sono il punto di partenza da cui trovare persone interessate ai tuoi servizi. Imparerai a gestire le tue capacità professionali e avrai modo di scegliere i task che maggiormente si addicono alle tue aspirazioni. Infine, se non hai mai tradotto per lavoro, è giunto il momento di chiederti se puoi trasformare la tua passione in una vera occupazione: aggiornamento, pratica e dedizione sono da sempre la chiave del successo!

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Come si diventa estetista e avere avere successo e carriera

Per l’estetica e la cura del proprio corpo, sono due le figure professionali che sembrano essere le più adatte per le donne, ovvero la parrucchiera e l’estetista. Si tratta di lavori molto complessi e che richiedono pertanto una grande e profonda preparazione.

Erroneamente, molte ragazze pensano che diventare estetista sia facile ed alla portata di tutte, ma non è così. E’ necessario infatti seguire dei corsi di formazione, anche molto lunghi ed articolati, per poter entrare in questo settore di lavoro ed avere successo e carriera.

E’ importante però fare una distinzione tra estetista qualificata e specializzata: la prima può soltanto lavorare come dipendente e deve aver svolto e superato un apposito corso di formazione di due anni; la specializzata, invece, continua gli studi con un altro anno di qualifica, e avrà la possibilità di lavorare in proprio, aprendo un proprio centro estetico. Ma, nel dettaglio, come si diventa estetista? Proviamo a scoprirlo di seguito.

Fino a svariati anni fa, il percorso professionale per entrare in questa professione era molto confusionario e non chiaro. Non c’era un iter preciso da seguire.

Poi, le varie Regioni istituito le varie scuole di estetiste. E’ necessario frequentare qui un corso abilitante, con una durata di circa 900 ore all’anno con una netta prevalenza della parte pratica, per un totale di 630 ore, con anche possibilità di svolgere tirocinio presso qualche centro di benessere.

Non bisogna commettere l’errore di sottovalutare questi corsi, pensando che si impara a fare una maschera al viso, una manicure e pedicure e basta. Verranno trattati argomenti molto vari e complessi anche, come la chimica, la biologia, la contabilità (per chi vuole mettersi in proprio), l’alimentazione, ed ovviamente anche l’inglese, diventata una lingua fondamentale da imparare e da possedere per avere successo nel mondo del lavoro.

Tutte queste materie vengono trattate ogni giorno con particolare attenzione e trattare nel dettaglio comparandole con il mondo dell’estetica appunto.

Dal punto di vista pratico, si imparerà a svolgere correttamente il make up, la depilazione e appunto manicure e pedicure. Anche queste particolari pratiche verranno studiate a 360° e valutando tutte le varie componenti che le formano. Per esempio, per il make up verranno spiegate tutte le strategie per rendere più giovane la pelle e quindi per truccare al meglio una donna, senza effetti collaterali come pelle rugosa o grassa.

Per concludere, è importante ovviamente anche analizzare il prezzo di un corso per diventare estetista. I requisiti minimi per accedere sono l’età minima di 16 anni ed avere il diploma di terza media. Il prezzo è molto variabile e dipende anche da dove viene svolto il corso. Ci saranno scuole che avranno un costo totale del corso di 2000 euro ed altre che arrivano a costare anche addirittura 10000 euro. E’ bene quindi valutare il tutto con attenzione, e soprattutto scegliere un corso valido e che formi a 360°.

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Come si diventa odontotecnico: percorso di studi ed esame di abilitazione

La figura dell’odontotecnico viene spesso confusa con quella del dentista, quando in realtà sono due professioni molto diverse tra loro. Infatti, l’odontotecnico non si interfaccia direttamente con i pazienti né è da considerarsi un medico, a differenza del dentista. Si tratta di una figura professionale che ha il compito non soltanto di progettare ma anche di realizzare sia le protesi che gli apparecchi, dopo aver ricevuto l’impronta dentale eseguita dal dentista al paziente in questione. Ma come si diventa odontotecnico? A seguire tutto quello da sapere su come diventarlo, dal percorso di studi da effettuare a come funziona l’esame di abilitazione.

Percorso di studi dell’odontotecnico

Prima ancora di ottenere l’abilitazione all’esercizio, gli aspiranti odontotecnici devono seguire un preciso percorso formativo che si conclude con il diploma di odontotecnico. La via più semplice per ottenere il diploma è seguire un corso specifico, che può portare all’acquisizione del titolo anche in un solo anno. Il discorso invece cambia se si punta a ottenere il diploma di odontotecnico potendo contare soltanto su un semplice diploma di scuola superiore di secondo grado. Infatti, l’iter prevede lo svolgimento di una serie di prove a volte più ostiche del corso per raggiungere il diploma specifico, a cui si aggiungono anche verifiche scritte e orali che certifichino le conoscenze necessarie per poter essere ammessi all’esame di abilitazione.

Come funziona l’esame di abilitazione per esercitare la professione di odontotecnico

Una volta ottenuto il diploma di odontotecnico o ricevuto il permesso di svolgere la prova, si arriva all’ultimo ostacolo da superare per poter esercitare la professione: l’esame di abilitazione. Sono previste tre fasi: una prima prova scritta, a cui segue una prova pratica e, alla fine, il colloquio. La prova scritta verte sulle materie che ogni candidato deve conoscere per poter ambire alla professione di odontotecnico.

Tra queste vi sono gnatologia, diritto commerciale e scienze dei materiali. Durante la prova pratica la commissione chiamata a giudicare l’operato del candidato attesta le sue competenze sul piano concreto e a livello tecnico. Se si supera brillantemente anche la seconda prova, si viene ammessi al test finale, che consiste in un colloquio orale in cui dove il candidato deve dimostrare di avere la necessaria padronanza di quanto svolto fino ad allora (materie inerenti la prima prova e la prova pratica). L’abilitazione alla professione di odontotecnico si ottiene soltanto se all’esame si ottiene una valutazione minima pari a 60 su 100.

Quanto guadagna un odontotecnico

Non c’è una risposta univoca alla domanda: Quanto guadagna un odontotecnico? Molto dipende infatti dalla strada professionale che si sceglie di intraprendere. Una volta ricevuta l’abilitazione alla professione infatti, gli odontotecnici possono decidere di candidarsi a una struttura privata e quindi lavorare da dipendenti, oppure hanno l’opportunità di mettersi in proprio e lavorare quindi da liberi professionisti con partita Iva.

Se si sceglie la prima strada – dipendente odontotecnico – si guadagna un importo minimo di 1.179,85 euro al mese, mentre lo stipendio massimo può arrivare fino a 1.756,04 euro al mese, come previsto dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. Alle due somme citate qui sopra vanno poi aggiunti gli scatti di anzianità, che costituiscono u aumento allo stipendio base.

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Come si diventa naturopata: suggerimenti e consigli

Sapevi che negli ultimi anni è aumentata la richiesta di prestazioni professionali e di prodotti legati al mondo della natura? Ebbene sì, a quanto pare c’è sempre più voglia di curarsi nel rispetto non solo dell’ambiente, ma anche del proprio corpo.

Tra le professioni più richieste c’è quella del naturopata. Se anche tu stai pensando di avviare una carriera del genere, leggi attentamente questa guida nella quale ti daremo indicazioni e suggerimenti su come si diventa naturopata.

Come si diventa naturopata: capirne il motivo

Il primo passo da compiere se si vuole diventare naturopata, prima ancora di studiare, è chiedersi perché si vuole svolgere proprio questa professione. Se la risposta è ‘che va di moda’, allora sarebbe bene desistere. Se invece la motivazione ha a che fare con l’apprezzare la filosofia che sta alla base della naturopatia, e con il desiderio di aiutare le altre persone, ecco che la motivazione ti garantirà successo.

Si tratta infatti di curare in maniera naturale vari disturbi legati soprattutto a disequilibri e stress, troppo frequenti nella vita di oggi.
Il naturopata ha un approccio olistico, e quindi considera sia pratiche della medicina moderna di stampo occidentale, sia antiche conoscenze che risalgono alla tradizione orientale. Vediamo dunque come si diventa naturopata e quali sono le occasioni di lavoro.

Diventare naturopata: il percorso professionale

Una grave pecca, dal punto di vista normativo italiano, è la mancanza di leggi e regolamenti a livello nazionale che disciplinino questa importante figura. Tuttavia, la carenza nazionale viene integrata da quella regionale, proprio perché il naturopata è una figura sempre più richiesta.

Ad esempio:

  • in regioni quali la Lombardia o la Liguria, sono presenti normative locali che in qualche modo riconoscono questa figura e ne disciplinano l’operato;
  • se vuoi operare all’estero, sappi che praticamente ovunque troverai una legge a tuo favore;
  • da queste premesse deriva anche naturalmente il fatto che non esistono scuole specifiche o albi professionali.

Per la formazione quindi è bene affidarsi a centri che in qualche modo siano riconosciuti. È necessario infatti conseguire un attestato professionale che ti occorrerà poi per lavorare.

Non affidarti a corsi che sono ambigui o che ti rilasciano titoli non spendibili. Piuttosto contatta prima i centri in cui vorresti lavorare ed informati su quali titoli riconoscono.

Ciò premesso la formazione tipica di un naturopata non dovrebbe durare meno di tre o quattro anni. Presso alcune delle più importanti università d’Italia sono attivi dei corsi riconosciuti dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca).

Un ottimo referente italiano, che senza dubbio rilascia attestati seri e validi, è la Società di Medicina Psicosomatica. Presso questa società è possibile formarsi ed ottenere attestati validi.

Sbocchi lavorativi del naturopata

Dove si possono poi spendere i titoli che si sono conseguiti? In effetti le occasioni di mettere in pratica le proprie competenze sono molte. Il naturopata può infatti lavorare presso:

  • le palestre: qui potrà seguire gli iscritti fornendo loro utili consigli o preparati in caso di problematiche muscolari;
  • i centri benessere: chi si rivolge ad un centro benessere apprezzerà molto la figura del naturopata che potrà integrare il trattamento;
  • gli studi medici: sempre più medici stanno dando spazio a questi professionisti nei casi in cui i loro pazienti non necessitino di trattamenti farmacologici (oppure proprio per alleviare gli effetti collaterali delle terapie mediche).
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Come si diventa RSPP, una figura sempre più richiesta

RSPP è la sigla di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione. Si tratta di un profilo lavorativo ormai essenziale per ogni contesto aziendale, capace di occuparsi in prima persona di sicurezza di lavoro e tramite autorevole fra datori e dipendenti. Ecco come si diventa RSPP seguendo ogni procedura richiesta.

Come viene nominato l’RSPP

La figura dell’RSPP è ormai obbligatoria nel contesto professionale. Tale profilo può corrispondere ad una persona interna o esterna, in possesso delle competenze necessarie per elaborare un piano di sicurezza dei lavoratori. Al tempo stesso, deve essere in grado di attuare un programma di formazione per dipendenti e collaboratori e partecipare in prima persona alla creazione di un Documento di Valutazione dei Rischi, insieme al datore di lavoro, ad un medico e ad un rappresentato dei lavoratori.

In pratica, per assumere tale ruolo, è sufficiente essere un dipendente aziendale, una risorsa esterna esperta nell’ambito della sicurezza sul lavoro, o anche il datore di lavoro stesso. Per sapere come si diventa RSPP, è necessario anche conoscere le sue responsabilità. Dopo aver raccolto le segnalazioni da parte di datore e lavoratori, bisogna organizzare e creare un piano formativo di sicurezza che riguardi sia i dipendenti, sia il posto di lavoro stesso. Infine, un profilo del genere deve partecipare alla stesura del documento di valutazione dei rischi insieme al datore e al medico.

Quali requisiti occorrono per diventare RSPP

Per diventare RSPP, è necessario avere almeno il diploma di maturità, unito ad un attestato di frequenza a corsi di formazione che si occupino di comunicazione aziendale, prevenzione dei rischi e gestione di vari tipi di attività. Entrando nei particolari, bisogna aver preso parte a lezioni che vengono raccolti in tre tipologie di Moduli, denominati semplicemente Modulo A, B e C.

I tre moduli per i corsi di formazione RSPP

A questo punto, vediamo quali sono i tre moduli grazie ai quali è possibile diventare RSPP. Il Modulo A dura 28 ore e costituisce un credito formativo permanente. Racchiude al suo interno corsi e tematiche di base e si occupa di concetti come i rischi biologici, fisici, da rumore, da vibrazioni, eletrici, da agenti cancerogeni, da incidenti rilevanti e così via. Una volta superato il modulo, è possibile avere un’ottima competenza della normativa di riferimento e dei soggetti in causa.

Il Modulo B è un primo corso di specializzazione e la sua natura varia a seconda della classificazione ATECO della propria azienda di appartenenza. Riguarda la maggior parte dei settori produttivi, tra i quali pesca, agricoltura, attività minerarie, sanità, industria chimica, pubblica amministrazione. Alcuni ambiti necessitano di ulteriori corsi di specializzazione.

Il Modulo C, infine, dura 24 ore, non necessita di alcun aggiornamento e può essere frequentato solo da coloro che sono già RSPP. Riguarda la prevenzione da rischi sociali e psicologici, da stress e da organizzazione da lavoro.

I corsi d’aggiornamento

Ogni RSPP è tenuto a frequentare una serie di corsi di aggiornamento, la cui durata deve essere pari a 40 ore nel corso di un quinquennio. Ciascun insieme di lezioni può avere fino ad un massimo di 35 partecipanti, va gestito tramite un apposito registro di presenza e può essere convertito in seminari o convegni dagli argomenti coerenti rispetto a quelli trattati dai corsi corrispondenti. In ogni caso, la durata degli incontri aggiuntivi non può superare le 20 ore complessive.